STORIA VERA #7 Conoscerci ed essere connesse con noi stesse è la chiave di tutto

STORIA VERA #7 Conoscerci ed essere connesse con noi stesse è la chiave di tutto

Lo stile che osserviamo nelle altre donne è spesso la punta dell’iceberg di un lungo viaggio di scoperta, tra alti e bassi, sfide e traguardi. Non si nasce con uno stile bello e pronto, lo si costruisce un pezzo alla volta, con pazienza e onestà verso sé stesse. Com’è stato per te?

Sono nata e cresciuta in un piccolo paese di 400 anime, nella bergamasca. Ero una ragazzina molto timida, goffa, un po’ sovrappeso a cui le insegnanti della scuola media avevano prospettato, come massima ambizione, un istituto professionale per diventare segretaria d’azienda.

Diciamo che da un primo ritratto di me stessa, non si può dire che l’autostima e la sicurezza fossero alle stelle, anzi, forse sotto i tacchi!

Ma anche questo fa parte della mia storia e ora, guardando indietro, è ciò che mi rende più felice. La trasformazione è stata incredibile e i risultati che ho ottenuto negli anni mi hanno permesso di acquisire sempre più consapevolezza di me, del mio modo di essere e dello stile che più mi rappresenta.

 

Ora sei una professionista affermata, che fa formazione e consulenza sulla sostenibilità e cura progetti innovativi per aziende sensibili a questa tematica. Qual è stato il momento in cui hai iniziato a liberarti del guscio della timidezza e hai provato a te stessa quanto valevi?

Ho sempre lavorato molto, fin dalle scuole superiori.

Lavoravo in uno studio professionale il sabato e poi full time durante l’estate. Indossavo una divisa azzurro cielo che di certo non mi aiutava a pensare, e ancor meno ad esprimere, un mio stile personale.

Però è stata la prima esperienza che mi ha spinto a uscire un po’ dal guscio, a imparare a relazionarmi con gli altri, a far valere la competenza che stavo acquisendo giorno dopo giorno. Considera che ero partita da zero, non avevo nessuna esperienza, e alla fine mi ero anche innamorata di quel lavoro che svolgevo con dedizione e impegno.

Poi avrai iniziato l’Università…

L’Università è stato un altro momento importante nella mia evoluzione da bruco a farfalla. L’ho iniziata a 24 anni, perché subito dopo la fine della scuola superiore non mi sentivo adatta a un percorso di studi che vedevo destinato solo alle persone molto intelligenti. In poche parole, tutti tranne me.

Un’estate – avrò avuto 22 anni – dovevo fare un viaggio negli Stati Uniti con un’amica che, poco prima di partire, mi ha avvertita di non aver avuto il permesso per le ferie e mi ha “abbandonata a me stessa”.

All’inizio ho pensato di rinunciare, ma poi mi sono decisa e sono partita lo stesso. Da sola, dal paesino, sono andata alla volta di New York, Boston, Washington e Philadelphia. Un viaggio incredibile che mi emoziona ancora al solo pensiero.

Dopo due settimane bellissime ed entusiasmanti alla “scoperta dell’America” che fino ad allora avevo visto solo nei telefilm, sono tornata in Italia e lì ho capito che dentro di me era scattato qualcosa. Mi sono detta: “Se sono riuscita ad andare in America da sola, allora posso farcela anche in altro”.

Ho iniziato a ripensare al mio lavoro nello studio professionale e a capire che, per quanto potessi diventare brava, non avrei avuto prospettive di crescita. Era come se mi mancasse l’aria, quella sensazione fisica che si prova quando si sta in un luogo troppo stretto.

E così ho scelto di iscrivermi all’Università, Scienze dell’Educazione con indirizzo per esperto nei processi formativi. La vedevo come la mia grande opportunità di riscatto, per aprirmi a un futuro nuovo e promettente dove esprimere al meglio i talenti che nel frattempo avevo potuto apprezzare in me, grazie anche alle persone che li avevano riconosciuti nel mio lavoro.

 

Un nuovo salto, una nuova evoluzione verso la donna che, forse, già in cuor tuo sapevi di poter diventare. Da quanto mi hai raccontato finora, immagino siano stati anni intensi, di gran lavoro.

Gli anni dell’Università sono stati molto impegnativi, avevo ritmi serratissimi, facevo i salti mortali tra Verona e il mio paese, tra esami e lavoro. Non contenta, ho fatto anche quattro esami in più rispetto a quelli previsti dal piano di studi, perché volevo alzare la media e uscire con il massimo dei voti.

L’Università era la mia grande chance e volevo giocarmela al meglio.

Ho un ricordo molto affettuoso del tailleur che ho indossato alla laurea. Me l’aveva regalato mio zio. Dopo un’attenta ricerca in diversi negozi, l’avevo comprato da Benetton. Era un gessato testa di moro e ha segnato uno dei giorni di cui vado più fiera.

In quel giorno speciale, volevo vedermi bene nei miei panni professionali di Dottoressa, come a voler fissare nella mente l’immagine di una me già proiettata nel suo futuro professionale. Un po’ donna in carriera in stile film americano [ride].

Mi ero impegnata per l’occasione anche in un percorso di educazione alimentare.

Non ero ossessionata, ma lo consideravo un impegno e un segno di rispetto verso me stessa, perché iniziavo a individuare gli outfit che mi sarebbe piaciuto indossare e volevo vedermici bene dentro.

 

Quando ci siamo conosciute, qualche anno fa, ti ho vista con uno stile distintivo: classico, ma sempre con una nota grintosa, che fosse nella scelta del materiale, di un pattern o un accessorio. Da quando l’hai eletto a tuo stile?

Direi che lo è diventato molto presto, da quando ho iniziato la mia attività di consulenza alle imprese. L’evoluzione nel lavoro ha di sicuro accompagnato anche la mia evoluzione come persona e ho identificato come stile adatto quello classico, ma sofisticato con dettagli grintosi.

Quella forza che esprimo nello stile è quella che sento dentro di me ed è la stessa che mi ha permesso di realizzare con grinta e determinazione tutto quello che avevo in mente di fare, dalla laurea alla libera professione.

Amo molto i cardigan, che scelgo con dettagli particolari – piccole borchie, fantasie maculate o spille.

Mi piacciono le giacche, ma non sono mai troppo classiche. Spesso le abbino a una t-shirt, un paio di jeans o pantaloni neri, a volte anche in pelle.

A proposito di pelle, nella foto in home page del mio sito, indosso un giacchino in pelle nera. Può sembrare una scelta azzardata per chi si propone come consulente per le aziende, ma tra i tanti scatti fotografici, è quella che mi ha subito fatto dire: “ Sono io!”.

Mi ci riconosco del tutto e non rinuncerei a questo mio modo di essere.

Mi sento femminile e professionale, tutto quello di cui ho bisogno per sentirmi ben centrata, in linea e in armonia con me stessa, come persona e professionista.

Uso molto il nero, ma d’estate mi piace spaziare tra i colori brillanti. Nel guardaroba, per la bella stagione, mi aspettano una giacca arancione, una blu elettrico e una verde smeraldo. Il rosso è tra i miei colori preferiti, che indosso anche per rossetto e accessori.

Ho notato che indossi sempre un accessorio, magari uno solo ma importante.

Non mi piacciono i ninnoli o i bijoux piccoli. Preferisco indossare pezzi che si facciano notare, che raccontino qualcosa di interessante su chi sono.

Mi piace scegliere soprattutto bracciali, anelli e collane, che siano particolari, fatti da artigiani magari sconosciuti, che abbiano un gusto particolare, riflesso di un design pensato e ricercato.

Ogni giorno, in base a come mi sento, li scelgo in abbinamenti diversi, in modo che completino il mio stile.

 

Con una storia personale così ricca e intensa, che consiglio ti sentiresti di dare a chi è alla ricerca di uno stile che faccia sentire in armonia con sé stessa?

C’è sempre tempo per potersi riscattare nella vita, per scoprire il proprio valore, la propria bellezza.

Ci hanno inculcato l’idea che ci sono dei tempi da rispettare entro cui studiare, iniziare a lavorare, trovare marito e anche fare figli. E che se non li rispetti, allora non ti sarà possibile recuperare.

Quello che ho imparato dalla mia esperienza è che ogni donna ha la sua storia, il suo percorso, i suoi tempi – tutti stimoli che tracciano il viaggio alla scoperta di sé stessa, del proprio valore, della propria bellezza e delle tante qualità che la rendono unica.

Un consiglio utile che mi sento di dare è quello di essere connesse con sé stesse e il proprio sentire, per capire che cosa fa stare bene e che cosa no, anche in fatto di stile.

Non dobbiamo cadere nella trappola della distrazione e del giudizio degli altri, dobbiamo tenere ben saldo il timone e dirigere la nostra nave con fermezza e profonda consapevolezza della direzione giusta per noi.

 

Grazie Romina.  Abbiamo fatto un bellissimo viaggio attraverso la forza di una donna che, a dispetto del giudizio altrui, ha saputo riscattare il proprio valore.

 

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Che cosa abbiamo imparato oggi dall’esperienza di Romina:

  • che cosa è giusto o sbagliato, lo decidiamo solo noi. Conoscerci ed essere connesse con noi stesse è la chiave di tutta la nostra esistenza.
  • ‘troppo tardi’ o ‘mai abbastanza’ sono giudizi che formuliamo nella nostra testa, che ci condizionano nel modo di esprimerci nella vita
  • lo stile giusto ci fa sentire bene innanzitutto con noi stesse, il resto viene da sé
  • essere femminili o essere professionali è un valore che ognuna deve costruire per se stessa
  • connettersi con il nostro ‘Io’ più profondo è il gesto d’amore più importante che ci possiamo rivolgere

 

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Chi è Romina Noris

Consulente e Formatrice, le sue parole chiave sono Valore delle Persone e Sostenibilità d’impresa.

Da più di 15 anni aiuta le Piccole e Medie Imprese ad aumentare profitto, competitività e reputazione con percorsi di consulenza e formazione nel campo della gestione delle Persone e della Sostenibilità.

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