Perché il galateo parla di noi

Perché il galateo parla di noi

Regole, buone maniere, galateo.

A sentire queste parole, mi viene in mente l’odore di naftalina nell’armadio della nonna.

In realtà, l’incontro di sabato scorso organizzato dal’ANCEP (Associazione Nazionale Cerimonialisti Enti Pubblici) ha cancellato molti miei pregiudizi su questa materia che, a prima vista, potrebbe risultare polverosa e appartenente a quelle classi nobili che, stando alle stime del Collegio araldico, in Italia sono poco meno di 2000.

Barbara Ronchi della Rocca, la relatrice che ci ha intrattenuto con una lista divertente di questo si fa-questo non si fa, è riuscita a porre l’argomento in maniera molto pratica e moderna, facendoci riflettere sulle origini e sui perché di molti gesti e scelte quotidiane che facciamo in automatico.

Non mi ero mai soffermata sull’etimologia della parola eleganza, che spesso usiamo come sinonimo di stile, buon gusto.

Eleganza deriva dal latino eligere, che vuol dire scegliere.

La persona elegante è una persona che sa scegliere – l’abito giusto, il regalo giusto, ciò che meglio si adatta ad una certa situazione.

Il galateo è una serie di norme che ci aiuta a scegliere bene.

E quando siamo sicure di fare la scelta giusta, qual è l’effetto benefico? Che siamo tranquille, siamo sicure di noi.

Insomma, il galateo è un ottimo ansiolitico, naturale ed economico.

Perché le buone maniere ci fanno anche risparmiare.

Che senso ha regalare alla propria bella 5000 rose quando, nella simbologia dei fiori, il numero massimo è 999 (‘il mio amore non avrà fine’)? La coppia Ferragni-Fedez non è l’emblema del galateo moderno, e il gesto cafone di lui ci dà l’ennesima conferma (ne avevamo bisogno?) del livello di ignoranza dei due personaggi.

La simbologia dei fiori e il galateo negli omaggi floreali sono stati l’argomento che ha incuriosito di più il pubblico, per la maggior parte composto da donne: “amo le orchidee, ma posso regalarle sempre e a chiunque?”, “devo portare un omaggio floreale quando sono invitata a cena o va bene qualsiasi altro pensiero?”.

(Lo so, queste sono peonie, ma le preferisco alle orchidee)

Il galateo prevede che la prima volta che si va a casa di qualcuno, ci si presenti con un omaggio floreale.

Quale fiore?

Per tornare alla domanda della signora appassionata di orchidee: sì, regaliamole se ci piacciono e la scelta ci fa felici. Ricordiamoci, però, che per etimologia (orchis in greco significa ‘testicolo’) e per motivi storici, l’orchidea simboleggia il sesso, per cui è un omaggio da evitare se destinato alla zia suora che festeggia i 50 anni di servizio (caso vero riportato dalla relatrice) o alla nipote comunicanda.

Anche il convivio, di cui noi italiani dovremmo essere maestri, è una parte molto interessante del galateo. Ci diamo un gran daffare a vantarci della nostra cucina, ma non dimentichiamoci che le posate e il tovagliato, li abbiamo inventati noi.

A quanto ci ha riportato la relatrice, l’ingresso ufficiale della forchetta risale al XIII secolo, anche se sono stati ritrovati oggetti simili a forchetta-coltello-cucchiaio già tra i reperti della Roma antica.

Il tovagliolo è arrivato nel XVI secolo, per questioni igieniche e di buon gusto: il commensale di fronte non doveva per forza subire la vista dell’unto e dei vari cibi attorno alla bocca o in altre parti del corpo.

Il tovagliolo va sempre posizionato a sinistra. Lì lo troviamo quando ci sediamo a tavola e lì torna ogni volta che lo posiamo.

Di certo le regole nel tempo cambiano e, soprattutto, ne troviamo diverse in ogni paese, ma quello che rimane è il rispetto per le persone.

Il galateo ha senso se fatto di valori, più che di regole. Se poi ci rende la vita più semplice, perché non imparare quei pochi accorgimenti che fanno star bene noi e gli altri?