Che cosa serve per cambiare?

Che cosa serve per cambiare?

Avrei potuto mettere un titolo furbo a questo post, ricorrendo ai 3 step fondamentali per conquistare nuove vette e non avere più paura del cambiamento.

Però in un blog che si chiama Vita Vera, mi sarebbe sembrato un controsenso promettere cose che, nella vita reale, sappiamo nessuno ci potrà mai promettere – né un guru, né tanto meno io (che gura proprio non sono).

Vita Vera nasce dalla mia ‘ossessione’ verso il cambiamento e, periodicamente, torno a rifletterci, perché sento un campanello interiore che mi fa capire di essere a un nuovo punto di svolta, oppure perché mi guardo intorno e, con mia grande fortuna, incontro donne che stanno dando nuove direzioni alle loro vite.

Quando penso al percorso fatto, mi viene in mente una frase che mi ha detto, con molta onestà, mia madre un giorno: ‘chi l’avrebbe mai detto’. Sono sicura che tutte voi, un giorno, vi siete guardate indietro e avete apprezzato quanto siete riuscite a raggiungere, qualsiasi cosa essa sia.

Ho sempre guardato con molta ammirazione chi sapeva buttarsi, portare avanti le proprie richieste, raggiungere degli obiettivi e, come succede quando si idealizza qualcuno, lo attribuivo a dei super poteri che loro avevano e io, chiaramente, no.

Nel tempo, poi ho coltivato delle convinzioni che provenivano da una lettura del tutto personale della realtà e che mi avevano portato a pensare, per diverso tempo, che loro, le donne coraggiose, quelle che ce la facevano potevano vantare:

  1. grande autostima
  2. smisurato coraggio
  3. incommensurabile forza d’animo
  4. resistente armatura
  5. abbondante pelo sullo stomaco

Ve l’avevo detto che erano, ai miei occhi, delle eroine con super poteri.

Poi un giorno mi è capitato – anche se queste cose non capitano per caso – un libro che ogni tanto mi piace ripescare dalla libreria e sfogliare nelle parti che avevo sottolineato.

Playing Big parla di donne che agiscono in grande (e, non per questo, l’autrice intende che debbano essere tutte Amministratori di SpA) nonostante i dubbi, nonostante le paure e la mancanza di sicurezza in sé nei momenti di svolta.

“I’m gonna do it anyway”, racconta una donna intervistata nel libro.

Il fatto che anche queste donne che agiscono in grande abbiano le stesse paure che possiamo avere tutte noi è stata una vera rivelazione.

Mi ha permesso di far scendere dal piedistallo tutte quelle eroine, che io per prima avevo eletto a Wonder Woman, senza essere consapevole che anche loro erano umane come me.

Con l’unica differenza che loro ‘agivano lo stesso’.

L’autrice poi va oltre e  spiega che queste donne combattono sempre con dubbi e insicurezze proprio perché ‘they’re playing big’, si espongono a critiche e fallimenti mettendo la propria faccia, le parole, la loro voce.

“Their words show they’ve been able to play big because they  know to recognize the inner critic as just a voice – not the ultimate authority”.

Voi non siete la voce del vostro critico, voi siete la persona che è consapevole della voce, continua l’autrice. 

Essere cosciente che, proprio perché si stanno facendo passi avanti, si sta cambiando e attuando scelte magari scomode, fa attivare il critico interiore, è una delle più grandi conquiste che sento di aver fatto negli ultimi anni.

Inutile continuare a combattere la voce del critico interiore, respingerla o rifiutarla come parte di noi: quello è solo un modo per rafforzarla e farla tornare indietro con l’effetto di un boomerang.

“The practice is in quieting that voice, not banishing it”.

Siamo programmati a restare fedeli a ciò che ci è familiare, a non prendere rischi e a mantenere le cose come stanno. Però una cosa si può fare: rendere familiare ciò che una volta ci era estraneo.

E’ quanto sto imparando negli ultimi mesi, quando penso a tutte le azioni che possono mettere in campo per continuare a crescere e migliorare. E’ la risposta che posso dare quando mi chiedono ‘ma come fai a fare tutte quelle cose’ (che poi, vi garantisco, così tante non sono).

Rendere il disagio del cambiamento ogni giorno sempre più familiare.

Così tutte le volte che si alza quella voce che mi dice ‘ma cosa vorresti fare tu?’, posso semplicemente rispondermi: ‘ah eccola, è sempre lei che cerca di difendermi dai rischi e dall’espormi troppo. Sto facendo qualcosa di nuovo e lei sta cercando di proteggermi, scoraggiandomi’.

Anche per scrivere questo post ci è voluto un po’ più di coraggio rispetto alle volte precedenti. E’ più comodo, rassicurante e familiare scrivere di abbinamenti e accessori – che tra l’altro mi divertono moltissimo.

Ma ogni tanto ho bisogno di fermarmi e di riflettere sulla mia storia e su quella delle molte donne che hanno, anche loro, scelto una vita con po’ di ‘discomfort’ quotidiano.

Per poter dire, un giorno: “me la sono giocata più GRANDE che ho potuto”.

Buona Vita Vera a tutte!